Dal tirocinio al reparto laser - la storia di Marco in GDA - 2

Il racconto in prima persona di un giovane che ha trasformato l’alternanza scuola-lavoro in un’assunzione e in un percorso di crescita.

Marco, partiamo dall’inizio del tuo percorso. Cosa ti ha spinto a scegliere un indirizzo di studi tecnico e, quando si è presentata l’opportunità del tirocinio in GDA, quali erano le tue aspettative? Avevi magari delle curiosità particolari o qualche timore nell’affacciarti per la prima volta al mondo del lavoro in un’azienda come questa?

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Ho scelto un indirizzo tecnico soprattutto per curiosità e per attitudine personale: mi è sempre piaciuto fare qualcosa di pratico, e ancora di più poter applicare alla realtà la teoria studiata. A spingermi è stata anche la voglia di acquisire competenze concrete, davvero spendibili nel mondo del lavoro.

Cercavo qualcosa che non si fermasse ai libri, ma che mi permettesse di mettermi in gioco fin da subito, senza dover per forza proseguire con gli studi.

Quando si è presentata l’opportunità del tirocinio in GDA, le mie aspettative erano un misto di entusiasmo e voglia di mettermi alla prova. Più di tutto, volevo vedere da vicino come funziona davvero un’azienda e applicare in un contesto reale ciò che avevo imparato.

Naturalmente non mancavano qualche curiosità e qualche timore. Ero curioso di capire come si lavora in squadra in un ambiente professionale, e quali fossero i ritmi e le responsabilità di ogni giorno. Quanto ai timori, non posso negare che all’inizio temevo di non essere all’altezza o abbastanza preparato.

Col tempo, però, si sono rivelati persino utili: mi hanno spinto a impegnarmi di più, a fare domande e a cercare di migliorarmi di continuo.

Ripensando al tuo arrivo in GDA, come sei stato accolto e qual è stato l’aspetto del lavoro nei reparti che ti ha colpito di più rispetto a quanto avevi studiato a scuola? E come hai vissuto poi il passaggio dal tirocinio all’assunzione vera e propria: di cosa ti occupi oggi e quali competenze senti di aver sviluppato maggiormente da quando hai iniziato a lavorare qui?

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Dell’arrivo in GDA, l’accoglienza è stata una delle cose che mi ha colpito di più fin da subito. Mi sono sentito seguito, accompagnato passo dopo passo, sia dai responsabili sia dai colleghi più esperti: una differenza enorme, soprattutto nei primi giorni, quando tutto è nuovo e un po’ disorientante.

Rispetto a ciò che avevo studiato a scuola, ad avermi sorpreso di più è stata la concretezza del lavoro nei reparti. Tra i banchi si imparano le basi teoriche e qualche procedura, ma è qui che ho capito quanto contino l’organizzazione reale del lavoro, la gestione dei tempi, la collaborazione tra le persone e la capacità di adattarsi agli imprevisti.

Nei reparti tutto è più dinamico: bisogna essere veloci, precisi e pronti a comunicare con gli altri in modo efficace.

Il passaggio dal tirocinio all’assunzione è stato per me molto importante, quasi un riconoscimento dell’impegno che avevo messo. All’inizio sentivo un po’ di emozione e qualche responsabilità in più, perché da quel momento fai parte del team a tutti gli effetti; ma, avendo già conosciuto l’ambiente, è stato un passaggio naturale.

Oggi mi occupo principalmente delle attività operative nel reparto laser, in particolare della fase di progettazione e di taglio: seguo le lavorazioni, controllo che tutto proceda correttamente e collaboro con i colleghi per rispettare tempi e standard.

Nel tempo ho sviluppato soprattutto competenze pratiche, ma anche capacità trasversali: il lavoro di squadra, la responsabilità, la flessibilità, la gestione dello stress e delle priorità.

Se guardo indietro, mi rendo conto che il lavoro mi ha fatto crescere molto più in fretta di quanto immaginassi, sia sul piano professionale sia su quello personale.

Guardando avanti, come immagini il tuo percorso in GDA nei prossimi anni? Ci sono ambiti specifici in cui ti piacerebbe crescere professionalmente?

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Guardando avanti, immagino il mio percorso in GDA come una crescita progressiva, sia nelle competenze sia nelle responsabilità.

Nei prossimi anni mi vedo sempre più coinvolto in attività a maggior valore aggiunto, dove poter contribuire non solo sul piano operativo, ma anche in modo strategico.

Mi piacerebbe, in particolare, acquisire competenze nella gestione dei progetti, coordinare attività e persone per raggiungere obiettivi concreti, e imparare a individuare le opportunità di miglioramento in termini di efficienza e qualità.

In sintesi, il mio obiettivo è diventare una figura sempre più autonoma, affidabile e propositiva, capace di avere un impatto reale sui risultati dell’azienda.

Se oggi potessi parlare a uno studente che sta per affrontare un’esperienza di alternanza scuola-lavoro, magari proprio in GDA, quale consiglio gli daresti per vivere al meglio questa opportunità?

Se oggi potessi parlare a uno studente che sta per iniziare un’esperienza di alternanza scuola-lavoro, gli direi di non viverla come un obbligo da portare a termine, ma come una piccola occasione concreta per capire qualcosa in più su se stesso e sul mondo che lo aspetta.

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È uno dei primi momenti in cui puoi uscire dalla teoria e vedere come le cose funzionano davvero: persone che collaborano, problemi che si risolvono sul momento, responsabilità reali anche nelle situazioni più semplici.

Gli direi di entrare con curiosità, senza la paura di non sapere abbastanza, perché è del tutto normale: nessuno si aspetta che tu sia già esperto, ma tutti si accorgono se sei attento, se osservi, se fai domande.

Restare in silenzio a guardare, però, non basta. Bisogna provare a capire cosa succede intorno e perché si compiono certe scelte, soprattutto nella progettazione delle lame circolari, perché è proprio da lì che partono tutte le lavorazioni in GDA.

Un’altra cosa fondamentale è il rapporto con le persone. Salutare, ringraziare, rendersi disponibili: può sembrare banale, ma fa una differenza enorme. Le competenze tecniche si imparano con il tempo, mentre il modo in cui ti presenti e ti relazioni resta impresso subito.

In fondo, il consiglio più importante è questo: non andarci solo per arrivare alla fine, ma per uscirne un po’ diverso da come sei entrato. Anche se di poco, è già un grande risultato, utile persino a capire se la scelta dell’indirizzo scolastico è stata quella giusta.

La storia di Marco è una delle tante che nascono dall’impegno di GDA verso i giovani. Scopri come l’azienda vive questo percorso nell’intervista a Donatella Adami.