Donatella Adami racconta come l’alternanza scuola-lavoro diventi un percorso di crescita condiviso tra azienda, studenti e territorio.
GDA ha accolto in azienda diversi giovani attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro, alcuni dei quali sono poi entrati a far parte stabilmente del team.
Quale valore strategico riconosce a questo tipo di iniziative per un’azienda come la vostra, e quanto è importante che l’impresa partecipi attivamente al percorso formativo dei giovani, anziché delegarlo interamente al sistema scolastico?
Siamo convinti che avere in azienda persone professionalmente preparate e motivate non sia mai un risultato scontato: nasce da una collaborazione continua e concreta tra impresa e scuola.
Sono due attori che devono contribuire, in modo coordinato e condiviso, alla formazione di chi si appresta a entrare nel mondo del lavoro, ciascuno agendo su fronti diversi ma complementari.
L’impresa, in particolare, non può continuare a relegare alla sola scuola un compito tanto complesso e, per sua stessa natura, mai del tutto compiuto come quello dell’istruzione e della formazione. Per questo scegliamo di farne parte attivamente, mettendo il nostro mondo produttivo a disposizione dei più giovani.
Quanti studenti avete accolto in azienda nell’ambito di queste iniziative? Come si è svolto concretamente il loro inserimento in GDA e quali attività hanno avuto modo di seguire all’interno dei vari reparti aziendali?

Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo avuto il piacere di accogliere qualche decina di giovani studenti. L’inserimento segue ormai un iter consolidato, che però manteniamo in continua evoluzione.
Indipendentemente dalla provenienza scolastica, al ragazzo viene sempre presentata anzitutto l’azienda nel suo insieme: il funzionamento dei singoli reparti, ma soprattutto i valori che ci guidano, perché possa coglierne fin da subito peculiarità e punti di forza.
Solo in un secondo momento, a seconda del percorso di studi – che naturalmente ne orienta il collocamento -, gli spieghiamo nel dettaglio le mansioni che andrà a svolgere e ciò che ci aspettiamo da lui.
A ciascuno affianchiamo poi un tutor aziendale, che lo segue quotidianamente e ha il compito di integrare le competenze “teoriche” acquisite a scuola con quelle “pratiche” che solo il lavoro concreto può trasmettere.
Tra i tirocinanti che hanno svolto il loro percorso formativo presso GDA, quanti sono stati successivamente assunti in azienda? Quali sono, a suo avviso, le qualità e le competenze che fanno la differenza nel trasformare un’esperienza di tirocinio in un’opportunità di inserimento stabile?
Ad oggi i collaboratori che, prima di essere assunti stabilmente, avevano svolto da noi un percorso di alternanza scuola-lavoro sono due.
Il numero può sembrare modesto, ma va letto nel giusto contesto: molti dei nostri giovani, terminato il tirocinio, scelgono di proseguire gli studi, di misurarsi con attività diverse o di vivere esperienze all’estero, ed è giusto che sia così.
Altre volte, invece, accade che chi arriva trovi quasi subito “la propria strada” e decida di crescere fin da subito con noi.
Il settore della meccanica di precisione e della produzione di utensili richiede competenze tecniche sempre più specialistiche e, come ha sottolineato in una recente intervista, la ricerca e la valorizzazione delle risorse umane rappresentano una delle sfide principali per GDA.
In che modo l’esperienza diretta in azienda può integrare e arricchire la formazione scolastica dei giovani, contribuendo al contempo a costruire un ponte tra le esigenze produttive di GDA e i talenti emergenti del territorio?

La ringrazio per la domanda. È proprio così: le competenze richieste crescono di continuo, e acquisirle impone impegno, motivazione e costanza altrettanto crescenti. In questo, il ruolo della scuola e delle famiglie resta essenziale: occorre far capire ai ragazzi che non possono sottrarsi a questo sforzo, né adagiarsi sui risultati già raggiunti.
Allo stesso tempo, alle aziende spetta una responsabilità precisa, e in GDA ne siamo pienamente consapevoli: riconoscere i giusti meriti a chi li ha dimostrati e continuare a offrire occasioni di crescita personale e professionale, che è poi un interesse comune.
E qui non penso soltanto al riconoscimento economico o alla messa a disposizione degli strumenti necessari. Penso anche ai processi interni che abbiamo attivato per stimolare i talenti di chi collabora con noi: sfide e problemi da risolvere che richiedono inventiva, oltre che conoscenza.
Arrivare a nuove soluzioni lavorando in squadra, vedendo riconosciuto il proprio ingegno, regala gratificazioni che integrano in modo sostanziale quelle puramente economiche e che, sempre più spesso, fanno la differenza tra chi resta e chi invece passa e se ne va.
Con il recente trasferimento nella nuova sede di Besenello, GDA dispone oggi di spazi e dotazioni rinnovati. GDA intende ampliare il suo impegno nei percorsi di alternanza scuola-lavoro e quali prospettive vede per il proseguimento della collaborazione con il Polo Veronesi e con le altre realtà formative del territorio?
Poiché quanto ho appena detto rispecchia alcune nostre convinzioni profonde, la risposta non può che essere affermativa. In particolare, GDA intende contribuire, nel suo piccolo, a intaccare un triste primato: quello che il nostro Paese detiene in ambito comunitario per il più basso tasso di occupazione femminile giovanile.
Proprio per questo, essere giovani e donne, da noi, è considerato un titolo di merito. Siamo attrezzati per accogliere lavoratrici motivate e volenterose e per investire su di loro.
Posso citare, a questo proposito, l’esperienza recente e molto positiva di una giovanissima stagista che frequenta il corso per operatore di macchine a controllo numerico presso il CFP di Villazzano. Ci auguriamo che questo primo passo possa avere ulteriori, importanti sviluppi.
Alla visione di GDA fa eco l’esperienza di chi questo percorso l’ha vissuto in prima persona: leggi l’intervista a Marco, assunto dopo il tirocinio.







